Il segnalibro di cuoio
Le confesso che tra questi scaffali ho perso l'ombrello, gli occhiali e il filo del ragionamento. Nico invece ha già arraffato un segnalibro di cuoio e mi fissa, calmo, come se il caso fosse risolto. Segua il suo naso, mi dia retta: il mio si è distratto.
Ottavio Malaspina, generoso benefattore della libreria dell'usato, giaceva senza vita nel sottoscala, accanto a un pesante fermalibri di bronzo. In paese, a dire il vero, pochi sembravano davvero addolorati.
Angela Castellani sistema i resi in vetrina e da settimane discuteva con Malaspina, che minacciava di rivelare certi guai di famiglia. Dietro al bancone qualcuno ha sentito la parola protezione, detta a denti stretti; l'alibi, una consegna serale, regge quasi.
Guido Prandelli, rilegatore roso dall'invidia, sperava in un'eredità: lo scaffale delle prime edizioni. La sua lente d'ingrandimento è sparita proprio quella sera, ma il circolo di lettura giura di averlo trattenuto fino a tardi.
Marisa Bettoni doveva a Malaspina un prestito diventato ricatto elegante. In soffitta è saltato fuori un suo guanto spaiato; lei sorride e sostiene, con calma quasi felina, di non salire mai lassù.